Dal 2025 entra in vigore un’importante novità nel panorama della riscossione locale: i Comuni e gli enti locali potranno avviare il pignoramento dei conti correnti e dei beni del debitore dopo soli 60 giorni dalla scadenza dei tributi, senza necessità di ulteriori avvisi. Una riforma che cambia profondamente i tempi e i diritti di difesa del contribuente.
In questa guida analizziamo come funziona il nuovo pignoramento dopo 60 giorni, quali debiti riguarda, e soprattutto quali strumenti restano a disposizione per difendersi e regolarizzare la propria posizione.
- Da dove nasce la nuova regola
- Quali tributi sono coinvolti
- Come funziona il pignoramento dopo 60 giorni
- Le novità del 2025
- Come difendersi
- Esempio pratico
- Quando scatta davvero il blocco
- Domande frequenti
- Conclusione
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Da dove nasce la nuova regola
La riforma deriva dall’art. 15 del Decreto Legislativo 110/2024, che ha armonizzato le norme tra riscossione statale e locale. L’obiettivo è ridurre i tempi di recupero dei tributi e aumentare la capacità di incasso dei Comuni.
In pratica, il Comune o la società di riscossione delegata (come Abaco S.p.A. o ICA) potrà procedere con il pignoramento dopo 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento esecutivo, senza ulteriori intimazioni.
Quali tributi sono coinvolti
Le nuove regole valgono per tutti i tributi locali e patrimoniali:
- IMU e TASI
- TARI e Canone Unico Patrimoniale
- Canoni idrici o di occupazione suolo pubblico
- Sanzioni per violazioni amministrative (es. pubblicità o passi carrabili)
Anche le entrate patrimoniali comunali (come affitti di immobili pubblici o rette scolastiche) possono essere pignorate secondo le nuove regole.
Come funziona il pignoramento dopo 60 giorni
Trascorsi 60 giorni dalla notifica dell’accertamento esecutivo:
- l’ente locale può affidare il carico all’agente della riscossione o al proprio concessionario;
- viene verificata la disponibilità dei conti correnti tramite la piattaforma digitale SIOPE;
- se il conto è attivo, il concessionario dispone il pignoramento telematico fino a concorrenza del debito dovuto.
La procedura è completamente automatizzata e può avvenire anche senza intervento diretto dell’ufficiale giudiziario.
Le novità del 2025
- Termine unico di 60 giorni per tutti i tributi locali (in passato variava da 90 a 120);
- Importi sotto i 1.000 € non pignorabili: l’azione deve essere sospesa o archiviata;
- Comunicazione PEC obbligatoria prima dell’esecuzione, se il debitore è titolare di attività economica;
- Rateizzazione automatica possibile entro 30 giorni dal blocco, per evitare l’espropriazione definitiva.
Come difendersi
1️⃣ Verifica della notifica
Controlla sempre la data di notifica dell’accertamento. Se è viziata o non consegnata correttamente, l’atto è nullo e il pignoramento può essere annullato.
2️⃣ Richiesta di rateizzazione
Entro 30 giorni dalla notifica di pignoramento, il contribuente può presentare un’istanza di rateizzazione al Comune o al concessionario. Una volta accolta, la procedura si sospende automaticamente.
3️⃣ Ricorso al giudice tributario
Se l’atto è illegittimo o sproporzionato, si può impugnare entro 60 giorni davanti al Giudice Tributario o al Giudice di Pace, a seconda della natura del debito.
4️⃣ Procedura di sovraindebitamento
In caso di gravi difficoltà economiche, resta sempre possibile accedere a una procedura di esdebitazione o liquidazione controllata, che sospendono automaticamente i pignoramenti.
Esempio pratico
Anna riceve un accertamento IMU per 1.500 €. Dopo 60 giorni senza pagamento, il Comune affida la pratica al concessionario, che pignora 1.000 € dal suo conto. Anna presenta domanda di rateizzazione e, pagando la prima rata, ottiene la sospensione dell’azione esecutiva.
Quando scatta davvero il blocco
Il blocco del conto avviene solo dopo la notifica formale del provvedimento di pignoramento telematico alla banca o a Poste Italiane. L’importo bloccato resta “congelato” per 45 giorni: se il debitore non paga o non presenta opposizione, viene trasferito al Comune.
Domande frequenti
Il pignoramento può riguardare lo stipendio?
Sì, ma con limiti precisi: non più di un quinto del netto mensile, e solo per debiti superiori a 5.000 €.
Posso evitare il pignoramento pagando dopo i 60 giorni?
Sì, se il pagamento o la rateizzazione vengono accettati prima della trasmissione dell’ordine alla banca.
Posso oppormi se il debito è già prescritto?
Certamente. La Cassazione (sent. 20476/2025) ha chiarito che si può impugnare anche un’intimazione su credito prescritto.
Conclusione
Il pignoramento dopo 60 giorni rappresenta un’accelerazione significativa nella riscossione locale. Conoscere tempi e procedure è fondamentale per evitare sorprese e tutelare i propri diritti.


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