Immagine editoriale sul pignoramento automatico 2025: scrivania legale con documenti, bilancia della giustizia e testo in sovrimpressione “Davvero solo per le imprese?”.

Pignoramento automatico: la legge sarà davvero solo per le imprese?

📅 Aggiornamento del 21 ottobre 2025
Autore: Redazione Uscire dal Debito

Negli ultimi giorni, la proposta di legge sul pignoramento automatico senza giudice (DDL 978/2025) ha scatenato un’ondata di polemiche.
Dopo il clamore mediatico, il Governo ha diffuso una precisazione: la norma – nella sua forma attuale – riguarderebbe soltanto i crediti tra imprese, non i cittadini privati.

Tuttavia, dietro questa distinzione si nasconde un punto cruciale: il rischio che il principio dell’automatismo venga esteso in futuro anche ai debiti civili.

  1. Cosa prevede davvero la proposta
  2. La precisazione del Governo
  3. Il rischio di estensione ai cittadini
  4. Il contesto economico: 6 milioni di crediti irrecuperabili
  5. Cosa cambia per le imprese
  6. Le critiche degli esperti
  7. Confronto europeo
  8. Le preoccupazioni dei consumatori
  9. Cosa fare oggi se hai debiti in corso
  10. Cosa dicono le statistiche
  11. Le opposizioni politiche
  12. Impatto su banche e intermediari
  13. Conclusione
  14. Potrebbero interessarti:

Cosa prevede davvero la proposta

Il disegno di legge, a prima firma della senatrice Erika Stefani (Lega), mira a introdurre una procedura semplificata di recupero crediti per importi fino a 10.000 euro.

In pratica:

  • Il creditore incarica un avvocato di inviare una intimazione di pagamento.
  • Il debitore ha 40 giorni di tempo per saldare, chiedere una rateizzazione o contestare il debito.
  • Se non risponde, l’avvocato può avviare il pignoramento dei beni o del conto corrente senza bisogno di un decreto giudiziario.

La ratio ufficiale è ridurre i tempi della giustizia civile, che oggi superano in media gli 800 giorni.
Ma le implicazioni sociali e costituzionali sono notevoli.


La precisazione del Governo

Nella mattinata del 18 ottobre 2025, diverse fonti parlamentari hanno confermato a Fanpage.it che la misura, almeno in questa fase, riguarderà esclusivamente i rapporti tra imprese.
Si tratta di una versione limitata, volta a velocizzare le controversie commerciali e non i debiti di natura personale (utenze, affitti o prestiti familiari).

“Nessuna riforma tocca i cittadini privati,”
ha dichiarato un portavoce del Ministero della Giustizia,
“l’obiettivo è snellire il contenzioso tra aziende e professionisti.”

Tuttavia, come evidenziano diversi esperti, la distinzione non basta a fugare i timori.


Il rischio di estensione ai cittadini

Il nodo centrale non è tanto il perimetro iniziale, quanto il principio giuridico introdotto:
il superamento del controllo preventivo del giudice nelle procedure esecutive.

Secondo l’avvocato Paolo Tedesco, esperto di diritto civile:

“Una volta ammesso che si possa pignorare senza decreto giudiziario,
sarà difficile impedire che la stessa logica venga estesa anche ai debiti privati.”

Lo stesso timore è stato espresso da Altroconsumo e Adusbef, che chiedono di inserire nel testo un divieto esplicito di applicazione ai cittadini, per evitare interpretazioni future ambigue.


Il contesto economico: 6 milioni di crediti irrecuperabili

Secondo un report Confesercenti, in Italia sono pendenti circa 6 milioni di posizioni debitorie commerciali considerate “difficilmente recuperabili”.
Il valore medio è di 7.800 euro.
Per il Governo, la nuova legge servirebbe proprio a “sbloccare liquidità” e ridurre il contenzioso.

Tuttavia, il rischio è che, in assenza di controlli, il potere di escussione venga concentrato nelle mani dei legali dei creditori, con potenziali abusi su soggetti più deboli.


Cosa cambia per le imprese

Per ora, le imprese creditrici avrebbero la possibilità di:

  • inviare intimazioni di pagamento digitali (via PEC o firma elettronica);
  • avviare il pignoramento dei beni mobili o crediti presso terzi;
  • agire più rapidamente contro insolvenze ripetute.

Per le imprese debitrici, invece, cambia poco:
avranno comunque 40 giorni per contestare o pagare, ma senza il filtro iniziale del giudice, che oggi rallenta ma garantisce il diritto di difesa.


Le critiche degli esperti

Il professor Andrea Marini, docente di Diritto Processuale all’Università di Firenze, sintetizza così:

“Si tratta di una misura che può favorire l’efficienza, ma al costo di ridurre le garanzie.
Il giudice non è un orpello burocratico: è la barriera tra un errore e un abuso.”

Secondo l’esperto, sarebbe opportuno introdurre almeno un “controllo postumo” obbligatorio, entro 30 giorni dal pignoramento, per verificare la legittimità dell’azione.


Confronto europeo

Molti Paesi europei prevedono procedure simili, ma con paletti stringenti.
In Germania il Mahnverfahren consente di ottenere un titolo esecutivo rapido, ma solo previa verifica informatica del credito.
In Francia e Spagna, invece, i creditori devono comunque rivolgersi a un giudice o a un ufficiale giudiziario.

“L’Italia non dispone ancora di un sistema digitale paragonabile,”
osserva la giurista Maria Serra di Adusbef.
“Rendere automatica l’esecuzione in un sistema analogico può generare caos e errori a catena.”


Le preoccupazioni dei consumatori

Le associazioni dei consumatori sottolineano che, anche se la norma non tocca direttamente i privati, potrebbe modificare l’equilibrio generale tra creditore e debitore.
Una volta aperta la strada all’automatismo, sarà più facile “spingere” per estenderlo anche ai debiti personali.

Il presidente del Movimento Consumatori, Giuseppe Valente, avverte:

“È un errore sottovalutare l’effetto domino.
Oggi si parla di imprese, domani potrebbe bastare una bolletta non pagata per vedere il conto bloccato.”


Cosa fare oggi se hai debiti in corso

Anche se la legge non è ancora approvata, è utile muoversi in prevenzione.
Ecco i 5 consigli principali per tutelarti:

1️⃣ Verifica la tua posizione debitoria
Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate o al registro delle cartelle per capire se ci sono posizioni attive.

2️⃣ Rispondi sempre alle comunicazioni
PEC, raccomandate e diffide vanno lette e gestite: il silenzio può giocare contro di te.

3️⃣ Richiedi la rateizzazione o la mediazione
Molte aziende e enti pubblici accettano piani di rientro prima del contenzioso.

4️⃣ Consulta un OCC (Organismo di Composizione della Crisi)
È gratuito e ti permette di accedere a procedure di esdebitazione o liquidazione controllata.

5️⃣ Scarica la checklist PDF gratuita
👉 Checklist – Come evitare il pignoramento automatico


Cosa dicono le statistiche

Dati della Banca d’Italia indicano che:

  • il 30 % delle piccole imprese ha almeno un credito non incassato oltre 90 giorni;
  • il 23 % delle famiglie italiane ha rate o bollette in arretrato;
  • il tempo medio per un decreto ingiuntivo è di 4 mesi, ma l’esecuzione può durare oltre due anni.

La riforma nasce da qui: accelerare tempi e ridurre carichi, ma rischia di sacrificare il controllo e la proporzionalità.


Le opposizioni politiche

Mentre la maggioranza difende la proposta come “una misura di efficienza”, le opposizioni – in particolare il PD e il M5S – chiedono una revisione profonda.

“Il rischio è che si crei una giustizia a due velocità,”
ha dichiarato la senatrice Rossella Accoto (PD).
“Rapida per i forti, automatica per i deboli.”

Il Governo, intanto, valuta emendamenti correttivi per chiarire che la norma non potrà mai essere estesa ai cittadini, se non previa nuova legge.


Impatto su banche e intermediari

Gli istituti di credito guardano con interesse alla riforma.
In particolare, ABI e Confindustria hanno espresso un parere favorevole, sottolineando che un sistema più rapido di esecuzione potrebbe ridurre i crediti deteriorati (NPL).

Ma proprio questa convergenza solleva interrogativi tra i giuristi:
la giustizia civile deve favorire l’efficienza economica o tutelare il diritto di difesa?


Conclusione

Per ora, il pignoramento automatico resta una proposta limitata alle imprese.
Ma il dibattito è aperto, e il rischio di estensione ai privati non può essere escluso.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Governo introdurrà garanzie aggiuntive o se la riforma aprirà un precedente potenzialmente pericoloso.

Nel frattempo, chi ha debiti – anche modesti – farebbe bene a monitorare attentamente la propria situazione e a informarsi sui diritti e sulle procedure di tutela previste dalla legge.