Dal 2025, il pignoramento telematico diventa una delle procedure più rapide e incisive a disposizione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per il recupero dei debiti fiscali. Con l’automatizzazione dei flussi tra banche, INPS e amministrazioni, i tempi per il blocco di conti correnti, stipendi e pensioni si riducono drasticamente.

Questo articolo spiega in modo chiaro come funziona il pignoramento telematico, quali sono i limiti di legge, e soprattutto come un contribuente può difendersi o prevenire l’azione esecutiva.

  1. Cos’è il pignoramento telematico
  2. Quando scatta il pignoramento
  3. Conti e beni pignorabili
  4. Come funziona operativamente
  5. Quanto dura il blocco
  6. Limiti di pignorabilità
  7. Come difendersi da un pignoramento telematico
    1. 1. Verificare la legittimità della notifica
    2. 2. Presentare ricorso al giudice tributario
    3. 3. Richiedere la rateizzazione
    4. 4. Invocare il minimo vitale
    5. 5. Procedura di sovraindebitamento
  8. Pignoramento e conto cointestato
  9. Pignoramento telematico e privacy
  10. Come prevenire un pignoramento
  11. Esempio pratico
  12. Conclusione
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Cos’è il pignoramento telematico

Il pignoramento telematico è una forma di esecuzione forzata digitale che consente all’Agenzia delle Entrate di agire direttamente su conti e crediti del debitore senza passare da un ufficiale giudiziario in senso tradizionale. Grazie alla banca dati integrata tra istituti di credito, INPS e pubbliche amministrazioni, il sistema può individuare in tempo reale le disponibilità finanziarie del debitore e bloccarle con un click.

La procedura si basa sull’art. 72-bis del DPR 602/1973, ma dal 2025 le modifiche operative introdotte con il D.Lgs. 110/2024 rendono la comunicazione e il blocco completamente automatizzati. Il provvedimento di pignoramento viaggia attraverso i canali digitali PEC e SID, arrivando simultaneamente a banche e intermediari.

Quando scatta il pignoramento

Il pignoramento può essere avviato dopo 60 giorni dalla notifica dell’atto di intimazione di pagamento. Se entro quel termine il debitore non paga o non presenta un’istanza di rateizzazione, l’Agenzia può disporre il pignoramento dei conti o dei crediti presso terzi (datori di lavoro, enti pensionistici, committenti).

Nei casi di tributi locali, alcuni comuni hanno già adottato regole più stringenti: il pignoramento può scattare anche entro 60 giorni dalla scadenza del pagamento IMU o TARI, senza ulteriore preavviso.

Conti e beni pignorabili

Il pignoramento telematico può colpire:

  • Conti correnti bancari e postali intestati al debitore;
  • Salari e pensioni (entro i limiti di legge);
  • Crediti verso clienti o committenti;
  • Assegni e titoli depositati presso istituti di credito.

Restano impignorabili: somme inferiori al minimo vitale (pari all’assegno sociale mensile moltiplicato per due, circa 1.100 € nel 2025), nonché indennità di maternità, sussidi di disoccupazione e somme destinate al sostentamento familiare.

Come funziona operativamente

Una volta che l’Agenzia emette l’ordine di pignoramento telematico, il sistema informatico invia la notifica agli istituti bancari tramite la piattaforma interbancaria. La banca ricevente ha 48 ore per bloccare le somme fino a concorrenza del debito. L’istituto comunica poi all’Agenzia l’importo trattenuto e la disponibilità residua sul conto.

Il contribuente viene informato tramite PEC o raccomandata solo dopo l’avvenuto blocco, in modo da evitare spostamenti o prelievi preventivi delle somme. È una procedura estremamente rapida e di fatto automatizzata.

Quanto dura il blocco

Il pignoramento resta attivo fino a quando il debitore non paga o non ottiene la sospensione giudiziale. Se il conto è capiente, la somma dovuta viene trasferita all’Agenzia entro pochi giorni. Se il conto è vuoto, la banca è tenuta a monitorare le giacenze per 60 giorni: appena entrano fondi, questi vengono vincolati automaticamente.

Limiti di pignorabilità

I limiti sono regolati dall’art. 545 c.p.c. e successive modifiche:

  • Stipendi e pensioni: pignorabili fino a un quinto (20 %) della somma netta mensile.
  • Conti correnti dedicati esclusivamente all’accredito di pensioni: pignorabili solo per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale.
  • Assegni di mantenimento, sussidi e indennità assistenziali: totalmente impignorabili.

Come difendersi da un pignoramento telematico

1. Verificare la legittimità della notifica

Molti pignoramenti risultano nulli per difetti di notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento. È fondamentale richiedere l’estratto di ruolo e controllare date e modalità di consegna.

2. Presentare ricorso al giudice tributario

Se la cartella è prescritta o l’atto è stato notificato in modo irregolare, è possibile impugnare il pignoramento davanti al giudice competente. Il ricorso sospende l’efficacia dell’atto, almeno fino alla decisione.

3. Richiedere la rateizzazione

Il debitore può chiedere la dilazione del pagamento ai sensi dell’art. 19 del DPR 602/1973. Una volta accolta la rateizzazione, l’Agenzia sospende ogni azione esecutiva in corso. Il piano può arrivare fino a 120 rate mensili.

4. Invocare il minimo vitale

Se il pignoramento colpisce stipendi o pensioni, si può chiedere al giudice l’applicazione del minimo vitale: le somme necessarie alla sopravvivenza non possono essere toccate.

5. Procedura di sovraindebitamento

Quando i debiti sono troppi per essere gestiti, è possibile accedere a una procedura di sovraindebitamento (Legge 3/2012, oggi confluita nel Codice della Crisi d’Impresa). Con l’omologazione del piano o della liquidazione controllata, tutti i pignoramenti vengono sospesi.

Pignoramento e conto cointestato

Un tema spesso frainteso è quello dei conti correnti cointestati. In caso di pignoramento telematico, la banca blocca l’intero saldo ma può trattenere solo la quota riconducibile al debitore (di norma il 50 %). L’altro intestatario può presentare opposizione per la parte di propria spettanza.

Pignoramento telematico e privacy

Molti si chiedono se il pignoramento telematico violi la privacy. In realtà, il sistema opera nel rispetto del GDPR: l’Agenzia accede ai dati solo per finalità di riscossione, e i flussi informativi sono crittografati. Tuttavia, l’estensione del controllo ai conti in tempo reale pone interrogativi di proporzionalità, su cui già si sono espressi vari garanti europei.

Come prevenire un pignoramento

La prevenzione resta la migliore difesa. Ecco alcune buone pratiche:

  • Non ignorare mai una cartella o un avviso bonario: rispondere subito può evitare l’esecuzione.
  • Verificare periodicamente la propria posizione su agenziaentrateriscossione.gov.it.
  • Richiedere un estratto di ruolo aggiornato per conoscere lo stato reale dei debiti.
  • Valutare soluzioni legali (rateizzazione, saldo e stralcio, esdebitazione) prima che l’Agenzia agisca.

Esempio pratico

Un contribuente con un debito di 8.000 € riceve un’intimazione di pagamento. Dopo 60 giorni senza risposta, l’Agenzia dispone il pignoramento telematico del suo conto. Il saldo è di 3.500 €: la banca blocca quella somma e la versa al fisco. In seguito, il contribuente chiede la rateizzazione: le azioni esecutive si fermano e può ricostruire il proprio piano di pagamento.

Conclusione

Il pignoramento telematico 2025 rappresenta un salto tecnologico nella riscossione, ma anche un terreno in cui conoscere i propri diritti è essenziale. Conoscere termini, limiti e rimedi può fare la differenza tra subire un blocco improvviso e gestire la propria posizione con consapevolezza.

Se hai ricevuto una comunicazione di pignoramento o vuoi sapere come prevenirla, agisci subito: informarti è la prima forma di difesa.